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GENUS PAN (LAHI, HAYOP) di Lav Diaz

con Bart Guingona, Don Melvin Boongaling, Nanding Josef, Hazel Orencio, Joel Saracho, Noel Sto. Domingo
Filippine, 2h37, v.o. tagalog sott. italiano
PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA

A distanza di quattro anni dal Leone d'oro vinto nel 2016 con The Woman Who Left, lo straordinario autore filippino Lav Diaz torna alla Mostra di Venezia con un'altra storia di emarginati, tipica del suo cinema. Il bianco e nero contrastato è come sempre di rara eleganza e quella a cui si assiste è una vera e propria lezione di cinema, dolente, umanissima e ricca di suggestioni stilistiche. Il film dura solo (!) 150 minuti, pochissimi per un autore che ci ha abituato a durate ben più torrenziali. Chi va a Venezia da tanti anni e ama il cinema dell’Estremo Oriente ricorderà sicuramente, ad esempio, il suo (bellissimo) Melancholia di circa 7 ore e 30 minuti.
Fonte: LongTake
  ORIZZONTI CONCORSO
 

"By nature, we are violent, aggressive, obsessive, transgressive, imposing, envious, territorial, narcissistic and egotistical, very much like our cousin, the genus Pan. But then, there’s hope, the study says that the human brain is still developing and once it has achieved full development, man shall be complete, a truly self- actualised species, altruistic, saintly and true, just like Buddha, Gandhi, Christ and the farmer, Mang Osting, who generously provides for my vegetarian needs. Thus, this film, Lahi, Hayop... it has always been my desire to make a film about animals; but, man as animals, man honestly acting like one, an animal, as he has been acting like an animal all his life anyway".
Director's statement - From Biennale Cinema 2020

 

IN PROGRAMMAZIONE

Giovedì 24 settembre, Anteo Palazzo del Cinema, Sala Excelsior, ore 13.00
Domenica 27 settembre, Beltrade, ore 18.15
Mercoledì 30 settembre, Anteo Palazzo del Cinema, Sala Excelsior, ore 16.00

 

 

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